Ginecologia

Dr.ssa Rita Puzzuoli

Il Papilloma-Virus: ma è davvero così pericoloso?

Indirizzo
Via Papa Giovanni XXIII 9
Grosseto (GR)
Email
ritapuzzuoli@gmail.com

Oggi si sente sempre più spesso parlare di infezione da papilloma-virus. Ma di che cosa si tratta? Per avere risposte dettagliate sull’argomento, abbiamo posto alcune domande alla Dottoressa rita Puzzuoli, specializzata in ginecologia.

Dottoressa, può spiegarci brevemente cos’è il papilloma-virus?

In ambito ginecologico questi virus si annidano nel basso tratto genitale e sono pertanto responsabili di lesioni vulvari come i condilomi e le lesioni del collo dell’utero, che possono evolvere, nel corso del tempo, anche in neoplasie. Le lesioni possono interessare anche il maschio, principalmente nella sfera genitale, ma anche in altri distretti corporei.

Perché sono alla base di diversi tipi di patologie?

Il papilloma virus si presenta in diversi genotipi, distinti in alto e basso rischio.

Quelli ad alto rischio hanno la capacità biologica di integrarsi nel DNA della cellula ospite (cervice uterina o cute dei genitali) e di poter progredire in senso neoplastico. Quelli a basso rischio non si integrano e possono essere attaccati dal sistema immunitario dell’ospite, che può quindi risolvere l’infezione senza danno, in tempi che variano da organismo a organismo. 

Come si contrae l’infezione?

Si può contrarre con i rapporti sessuali, ma esistono casi più rari nei quali la contaminazione può essere avvenuta attraverso oggetti. Diciamo che l’infezione è molto diffusa e venire in contatto con persone o cose contaminate può essere facile.

Quindi esclude il solo contagio sessuale?

Sì, lo escludo e invito tutte le persone che possono essere da poco dentro a questo problema a non mandare all’aria la propria relazione a meno di motivi concreti di dubbio!

Esiste la possibilità di prevenire l’infezione?

Da qualche anno è in corso la vaccinazione per le ragazzine di 12 anni e si sta valutando l’introduzione del vaccino anche per il maschio. L’uso del condom è imperativo sia per motivi contraccettivi che per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse: ma per quanto riguarda l’HPV, il condom può fare ben poco, visto che esistono zone dei genitali che possono essere infette e non coperte dal preservativo. Inoltre il virus ha delle dimensioni molto ridotte, per cui riesce a passare anche tra le micro-maglie del lattice. 

E per quanto riguarda la diagnosi?

Si fanno test molecolari su campioni di materiale biologico, prelevato dai genitali con un semplice tampone. Vista l’estrema diffusione dell’infezione (si calcola che ogni donna sia entrata in contatto con il virus almeno una volta nella vita) e la scarsa trasformazione in patologia, è fondamentale non allarmarsi di fronte ad un test HPV positivo. Essere “infetti” non vuol dire essere malati.

Il pap test, ad oggi, rimane l’unico esame in grado di identificare la patologia indotta dall’HPV.

E se anche il pap test è positivo?

Viene consigliata una colposcopia, per un’eventuale biopsia nella sede della lesione, potendo così orientarsi sulla diagnosi e per un’eventuale terapia. La colposcopia è una visita ginecologica che si avvale di uno strumento che permette di ingrandire la visione del collo dell’utero e di fare quindi una biopsia in caso di lesioni sospette.

Le lesioni possono avere diversi gradi di espressione: quelle più lievi (la maggior parte) vengono tenute sotto osservazione con controlli a distanza di un anno o sei mesi, mentre le più gravi possono essere trattate con piccoli interventi di asportazione.

Quindi, se “inavvertitamente” veniamo a contatto con questi “insidiosi” virus, facendo gli opportuni controlli, abbiamo buone probabilità di “sopravvivere”?

Assolutamente sì, togliamoci dalla testa: infezione da HPV=muoio di cancro!