Ortopedia

Dr. Nicola Bacci

La chirurgia mini-invasiva dell'alluce valgo

Indirizzo
Via Montarioso 9/a
Siena (SI)
Email
bacci.nicola@gmail.com

L’alluce valgo è una deformità dell’articolazione metatarso-falangea del primo raggio del piede, caratterizzata dalla deviazione verso l’esterno del primo dito del piede, con la formazione di una dolorosa esostosi, detta patata o cipolla, a livello della base del dito.

L’avanzamento della patologia determina una progressiva deformazione di tutto l’avampiede, causando dolore, dapprima soltanto durante il cammino e poi anche a riposo, con un’alterazione dello schema del passo e della postura, e conseguenze dolorose a carico degli altri distretti articolari, come ginocchia, anche e colonna vertebrale.

Quando la patologia si aggrava, diventa necessaria una correzione chirurgica, attualmente ottenibile con tecniche percutanee: queste consentono di operare in maniera mini-invasiva, cioè senza il taglio cutaneo classico, ma tramite dei piccoli fori e, molto spesso, circa nel 70-80% dei casi, senza utilizzare nessun mezzo di sintesi interno o esterno, come fili metallici, cambre o viti.

L’intervento viene eseguito in anestesia loco-regionale con mini-incisioni di 2-3 millimetri, attraverso le quali vengono passate delle microfrese, poco più grandi di quelle del dentista, per effettuare i tagli sulle ossa dell’alluce (osteotomie), secondo la correzione da dare, controllando il tutto in diretta sullo schermo di un amplificatore di brillanza.

Nel post-operatorio si deambula fin da subito con un’apposita scarpa rigida, mantenendo un bendaggio particolare per circa un mese, da rinnovare settimanalmente, evitando così lunghi periodi di immobilizzazione che allungherebbero i tempi di recupero; anche il dolore è molto ridotto rispetto agli interventi tradizionali, visto il minimo “danno chirurgico” a carico dei tessuti molli (pelle, tessuto sottocutaneo, capsula articolare, muscoli, etc); l’assenza di qualsiasi mezzo di sintesi è fonte di grande beneficio, considerando l’assenza di dolore residuo e/o di infiammazioni locali da corpi metallici.

Questa tecnica è indicata in casi di deformità fino al grado medio, cioè con angolo di valgismo fino a 40°; negli altri casi, dove si hanno importanti alterazioni strutturali del piede, trova indicazione una chirurgia mista percutanea-aperta o tutta a cielo aperto, ma comunque con tagli ridotti rispetto al passato e con l’utilizzo di mezzi di sintesi.

Altre patologie ben correggibili con questa metodica, previa ovvia valutazione clinica, sono le dita a martello, metatarsalgie, alluce rigido, deviazioni delle dita.

Vista la mini-invasività, anche in caso di recidiva a distanza di anni, quando magari il primo intervento è stato eseguito in giovane età, l’utilizzo di tale tecnica non determina limitazioni per nessuna delle altre tecniche correttive, lasciando quindi il chirurgo libero di scegliere tranquillamente la tecnica per lui più idonea.

Rare complicanze di questa metodica riguardano un’eventuale rigidità articolare, ipocorrezioni, recidive a breve termine o infezioni superficiali.